La relazione comincia dopo il form: come costruire un welcome journey

Grafica di spiegazione del percorso del cliente

Una persona scarica una guida. Un’altra attiva una prova gratuita. Una terza chiede di essere ricontattata.
Nel database appaiono tutte come nuovi contatti, ma stanno chiedendo cose diverse.

Chi scarica un contenuto potrebbe voler approfondire un argomento con calma. Chi prova una piattaforma ha bisogno di capire come iniziare. Chi compila un form commerciale, invece, si aspetta probabilmente una risposta in tempi brevi.

Per costruirlo bisogna partire dal motivo che ha portato la persona a lasciare i propri dati, darle un primo riscontro e osservare che cosa succede dopo. Un contenuto consultato, un’attività lasciata a metà o una nuova richiesta aggiungono informazioni che il form iniziale non poteva contenere.
Sono questi segnali a suggerire come proseguire.

Prendiamo una persona che scarica una guida dedicata alla fidelizzazione dei clienti.
Il tema scelto ci offre già un’indicazione, ma non ci dice ancora se la persona stia cercando spunti per il proprio lavoro, confrontando alcune soluzioni o valutando un progetto più concreto.

Invitarla immediatamente a prenotare una demo potrebbe essere prematuro. Inserirla in una sequenza generica, scollegata dal contenuto richiesto, significherebbe perdere l’informazione più utile che abbiamo.
Sappiamo da dove è partito il suo interesse. Il percorso può cominciare da lì.

La stessa logica conduce a scelte diverse quando cambia la richiesta. Dopo l’attivazione di una prova gratuita, il contatto ha bisogno di ricevere rapidamente l’accesso e qualche indicazione per muovere i primi passi. Nel caso di una richiesta commerciale, una lunga sequenza di contenuti rischierebbe invece di rallentare una conversazione che la persona ha già chiesto.

Prima di progettare il journey conviene quindi fermarsi sulla richiesta iniziale e cercare il passaggio più coerente. Non occorre prevedere subito ogni possibile sviluppo. Serve dare una buona risposta a ciò che la persona ha appena fatto.

Dopo la compilazione, il contatto dovrebbe capire subito se la richiesta è andata a buon fine.

Chi ha scaricato una guida deve poterla aprire senza cercarla tra più messaggi. Chi ha chiesto informazioni dovrebbe conoscere i tempi del ricontatto. Chi ha avviato una prova gratuita ha bisogno dell’accesso e di un’indicazione concreta per cominciare.

Anche il momento dell’invio conta. Se la conferma arriva mentre la richiesta è ancora presente nella mente della persona, crea continuità tra il form e la comunicazione successiva. Se arriva molto più tardi, il messaggio rischia di sembrare scollegato dall’azione compiuta.
Da questa prima risposta può nascere un contenuto utile.

La persona che ha scaricato la guida sulla fidelizzazione potrebbe ricevere, qualche giorno dopo, un esempio di campagna per riattivare clienti inattivi. Il nuovo contenuto approfondisce lo stesso interesse senza anticipare una proposta commerciale che, in questa fase, potrebbe non essere ancora pertinente.

Per chi ha attivato una prova, il primo valore può coincidere con un’attività completata. Un breve tutorial può aiutare a configurare l’account o a preparare la prima comunicazione. Portare a termine un passaggio concreto consente alla persona di comprendere meglio il servizio e di valutare se risponde alle proprie esigenze.

Il welcome journey non ha bisogno di molti messaggi. Ha bisogno di una continuità riconoscibile tra ciò che il contatto ha chiesto e ciò che riceve.

Chiedere molti dati prima di aver offerto qualcosa può scoraggiare la compilazione. Le informazioni mancanti possono arrivare nel tempo, quando servono davvero al percorso.

La persona può indicare quali temi desidera approfondire, quale obiettivo vuole raggiungere durante la prova o attraverso quale canale preferisce ricevere le comunicazioni. Ogni domanda dovrebbe avere una conseguenza concreta. Se raccogliamo un’area di interesse, i contenuti successivi dovrebbero tenerne conto.
Anche preferenze e consensi devono accompagnare il journey. Il contatto sceglie quali comunicazioni ricevere, mentre l’azienda conserva queste indicazioni e utilizza soltanto i canali disponibili.
Poi arrivano le interazioni.

La persona apre la guida, consulta l’approfondimento suggerito e torna sul sito. A quel punto sappiamo qualcosa in più rispetto al giorno della compilazione. Il suo interesse può portare a un contenuto più specifico o a una proposta di confronto.
Il percorso cambia anche quando l’azione attesa non arriva.
Un reminder può essere utile se il primo messaggio è passato inosservato o se un’attività è rimasta incompleta. Deve però aiutare la persona a riprendere da dove si è fermata, non limitarsi a ripetere lo stesso invito.

Chi accede a una prova gratuita ma non completa la configurazione potrebbe aver incontrato una difficoltà. Un suggerimento su quel passaggio sarà più utile di un generico invito a tornare sulla piattaforma.
Se il contatto continua a non interagire, il journey può attendere, cambiare approccio o interrompersi. Anche questa è una scelta: proseguire automaticamente non rende la comunicazione più pertinente.
Costruire il journey significa quindi decidere quali comportamenti meritano una risposta e quali messaggi possono davvero aiutare il contatto a proseguire.

Una conferma, un contenuto da approfondire e un appuntamento da ricordare non richiedono necessariamente lo stesso canale.

Questo non significa inserire Email, SMS e RCS in ogni journey. Il canale va scelto per il compito che può svolgere in quel momento e utilizzato nel rispetto dei consensi raccolti.
Se una comunicazione non aggiunge nulla al percorso, diventa soltanto un invio in più.

Il download di una guida, da solo, non equivale a una richiesta commerciale. Le interazioni successive possono però restituire un quadro più preciso. La persona potrebbe consultare più contenuti sullo stesso argomento, tornare sul sito o visitare una pagina dedicata all’offerta.

Quando emergono segnali definiti, il journey può aggiornare il CRM e coinvolgere il commerciale.

Il team non riceve soltanto un nome e un indirizzo Email. Può conoscere il contenuto da cui è partito l’interesse, gli argomenti approfonditi e le azioni già compiute. Il primo confronto parte così da un contesto più utile, senza chiedere alla persona di ricostruire da capo il proprio percorso.
Le automazioni aiutano anche a evitare passaggi inutili. Se l’utente completa la configurazione della prova, il reminder previsto non deve più partire. Se richiede assistenza, il percorso può proporre un contenuto pertinente o avvisare il referente corretto.

Il Journey Builder governa tempi, condizioni e diramazioni. CRM, API e webhook permettono agli eventi di circolare tra i sistemi utilizzati dall’azienda. La tecnologia resta dietro le quinte, mentre il contatto riceve una risposta coerente con ciò che ha già fatto.

Nel Journey Builder si possono definire i passaggi successivi, le attese e le condizioni che modificano il flusso. Email, SMS e RCS intervengono quando hanno una funzione precisa, mentre le integrazioni mantengono il journey collegato agli altri processi aziendali.

Le statistiche aiutano a osservare dove i contatti proseguono, quali contenuti generano nuove interazioni e in quali punti il percorso tende a fermarsi.
Il form racconta da dove è partita la richiesta. Le azioni successive mostrano come sta evolvendo.
Un welcome journey collega queste informazioni e accompagna il contatto senza costringerlo a ripartire da zero a ogni comunicazione.

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