Conosciamo Angelica, HR and Office Manager

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Angelica, raccontaci qualcosa di te. Ma dal momento che rdcom si occupa di mobile messaging, prova ad usare i 160 caratteri previsti da un SMS!

Ciao, sono Angelica! Sono una persona socievole, empatica e amo lavorare a contatto con le persone. Mi piacciono le serie tv e… cantare!

 

Sei entrata da qualche mese a far parte del Team di rdcom, cosa ti ha conquistato di questa realtà?

Una delle prime cose che mi ha colpita è sicuramente il senso di coesione, che ho percepito conoscendo le prime persone del gruppo, e l’accoglienza che da subito mi è stata rivolta. L’ambiente è giovane e dinamico, essendo un settore tecnologico che deve sempre stare al passo con i tempi c’è molto fermento, le attività e gli aggiornamenti sono in continuo sviluppo ed è molto stimolante partecipare alla gestione delle risorse umane in un ambiente di questo tipo.

 

Quali sono le 3 soft skills irrinunciabili di un HR? E tu come te le sei guadagnate nel corso della tua carriera?

 Se devo sceglierne tre, allora queste sono ascolto, organizzazione e capacità comunicativa. L’ascolto è di base una mia qualità personale, e forse è proprio da questo che poi è nata la mia passione per questo lavoro. Negli anni ho potuto affinarla negli ormai numerosi colloqui che ho intrattenuto, e non smette mai di dimostrarsi una capacità essenziale per creare un punto di contatto con le persone.

La capacità organizzativa la porrei insieme al fatto di essere multitasking, entrambe sono skills importanti, soprattutto in realtà complesse dove bisogna risolvere più tasks contemporaneamente.

La capacità comunicativa invece è essenziale perché il lavoro dell’HR si basa sul parlare con le persone, in alcuni casi in situazioni positive (le assunzioni) ma anche negative (un licenziamento, oppure un ricollocamento) quindi serve saper calibrare parole e linguaggio del corpo per essere il più possibile vicini verso chi si ha davanti.

 

L’employer Branding è quel mix di strategie legate al recruiting, che aiutano a definire la reputazione aziendale, in modo tale da identificare e fidelizzare i migliori talenti. In rdcom, come si procede in questo senso?

Potenzialmente tutti i canali di un’azienda dovrebbero comunicarne i valori e ciò che la caratterizza, in modo coerente e uniforme. E spesso ci dimentichiamo che tra gli stakeholder di un’azienda ci sono non soltanto i clienti e i partner, ma anche i dipendenti.

Quando ho visitato il sito di rdcom per la prima volta, sono rimasta colpita dall’impressione che mi ha fatto di questa realtà, trasmettendomi subito la sensazione di un’azienda per cui fosse “bello” lavorare.

Già curare i canali di comunicazione, quindi, è un’attività correlata all’employer branding. Altre attività sono sicuramente quelle di team building in cui i dipendenti vengono inclusi e si crea un momento di community dove si condivide molto altro rispetto al solito lavoro.

Poi, si tratta di valorizzare le persone. Non solo attuando politiche di benefit interne che possono attirare nuovi candidati, ma anche gestendo in modo umano chi va via. Anche gli ex dipendenti sono un tassello dell’employee branding e se hanno vissuto una valida esperienza lavorativa, a prescindere dai motivi che poi portano al licenziamento/dimissioni, diventano veri e propri ambassador. Un ex dipendente soddisfatto, proprio come un cliente, porterà a un ciclo positivo di nuovi talenti.

 

Il settore delle telecomunicazioni/del business messaging è complesso. Quali sono le risorse più distintive per rdcom?

Sicuramente il customer support perché per noi è un servizio cruciale a cui diamo molta importanza. Poi sicuramente la parte IT, che è anche attualmente quella più cospicua di tutta l’azienda. Essendo una realtà dall’anima tecnologica è importante. Ad oggi il nostro reparto IT è composto da 11 persone, quindi una bella cifra!

Essere un HR in questo tipo di realtà è impegnativo quanto stimolante, spesso gli informatici sono persone timide e riservate quindi a volte è difficile trovare la giusta chiave con cui entrare in contatto durante i colloqui. Però è anche una cosa molto stimolante perché c’è la soddifsazione a fine colloquio di essere riuscita a mettere proprio agio qualcuno che inizia ad aprirsi.

 

Negli ultimi mesi si è parlato e scritto molto di Great Resignation. Cosa ne pensi di questo fenomeno e come secondo te potrebbe essere contrastato in Italia?

Alla base del movimento c’è sicuramente la pandemia, che ha spinto molti di noi a stare più spesso a casa limitando i rapporti sociali e notandone così il grande valore che hanno sul nostro benessere. Insomma, ci siamo accorti dell’importanza di una cosa che forse prima davamo per scontata.

La cosa che dovrebbe farci riflettere è che il fenomeno caratterizza soprattutto i giovani, che per antonomasia sono sempre stati coloro che accettavano senza remore qualsiasi cosa pur di iniziare a immettersi nel mondo del lavoro. Oggi, essendo anche molto più competenti, sanno di poter scegliere e non vogliono più scendere a patti.

Per rispondere alla domanda su come contrastare la Great Resignation mi ricollego alla precedente sull’employee branding: bisogna supportare e valorizzare i dipendenti facendoli sentire importanti e riconoscendone il valore come persone, prima di tutto. Non ricompensandoli solamente con lo stipendio, ma con ciò che ogni persona reputa di valore quindi il sentirsi accettati, supportati, valorizzati.

 

I social sono canali che toccano ormai qualsiasi settore della nostra vita e possono rappresentare una grande fonte di informazione sui futuri candidati. A tuo avviso quanto è diffuso questo fenomeno e che cosa ne pensi di questa abitudine?

È una pratica che so essere diffusa, ma io personalmente non l’ho mai adottata. Il motivo principale è che non vorrei avere pregiudizi sulla persona che sto per incontrare. Di un futuro candidato potrebbe essere utile guardare il profilo LinkedIn perché, diciamo, spesso è un approfondimento del cv. Ma reputo social media come Facebook e Instagram canali privati dove ogni persona è libera di esprimersi nel modo che preferisce. E credo che come una persona si veste, le persone che frequenta o ciò che fa nel suo tempo libero non influisce sulla sua capacità lavorativa o sulle sue competenze.

A quale personaggio famoso del passato ti piacerebbe fare un colloquio e che cosa gli chiederesti?

Mmm, vediamo. Sarebbe divertente chiedere a Dorian Gray… dove si vede tra 10 anni!